il peggio che M2 potesse concepire

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Armature

Gundam in Odaiba (Tokyo) – Foto di M2: Nikon D90. VR 18-105. PP: GIMP.

Dovremmo indossare armature per proteggere, non per proteggerci.

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Tigre e onde

Nikon D90. VR 18-105, 58mm, f5.6, 1/13 sec.

Tigre e onde (particolare), inchiostro su carta, 1823, Museo Nazionale di Tokyo. Foto di M2: Nikon D90. VR 18-105, 58mm, f/5, 1/13 sec.

La tigre non è un animale presente in Giappone, ma essa è ben nota ai suoi abitanti da tempo immemorabile. Inizialmente grazie ai racconti, ai dipinti e alle pelli importate, provenienti dalla Cina e dalla Corea, più tardi grazie ad esemplari tenuti in cattività dai nobili  e dai mercanti più ricchi, la tigre è entrata a far parte dell’immaginario collettivo giapponese. La tigre, in Giapponese Tora, è certamente temibile, ma era anche ammirata e ritenuta un simbolo di dignità e coraggio. Dipinti, figure e oggetti a forma di tigre erano usati come porta fortuna e specialmente per la protezione dei propri figli piccoli, in quanto si riteneva che la tigre fosse molto protettiva nei confronti dei propri cuccioli. Per questa ragione sorse l’uso dell’espressione tora no ko (cucciolo di tigre) per indicare una cosa di inestimabile valore.

Si diceva anche che l’instancabile tigre potesse percorrere 1000 ri (un modo per dire una distanza enorme, come noi diciamo 1000 miglia o 1000 kilometri) e tornare al punto di partenza senza sbagliare, per cui essa simboleggiava anche il buon auspicio per i soldati di tornare sani e salvi a casa. Naturalmente la via della guerra e del susseguente ritorno a casa non sono mai state di agevole percorrenza, come anche affrontare una tigre, specialmente una madre di cuccioli, non è impresa che si possa superare senza fatica, rinunce e privazioni, da cui il proverbio Se non entri nella tana della tigre, non acchiapperai il cucciolo (Koketsu ni irazunba koji wo ezu).