il peggio che M2 potesse concepire

r-Esistenza

Si ragionava, il mio amico BD ed io, sul cielo stellato e di come le luci urbane inquinino visivamente il firmamento.
Un dazio da pagare alla civiltà, che riteniamo accettabile, purchè ci sia un posto, almeno uno, f
osse anche un luogo della memoria,
dove ogni tanto possiamo andare a fermare lo sguardo sul firmamento e fermare il tempo, lo spazio, le idee, i sentimenti e noi stessi.

Fermarci e fare il punto con i punti di riferimento che abbiamo a disposizione.
Chiunque tu sia, immagina il tuo cielo stellato
– il mio è quello estivo delle mie vacanze e mio nonno indica a me ragazzino le stelle e le costellazioni più importanti –
e leggi.

Una storia immaginaria, in un modo immaginario. Tutto è strano, immaginalo come vuoi.

C’è stato un’incidente a catena questa mattina sull’anello gravitazionale superiore, un Raggio Theta ed una Thunder Road sono converse nello stesso evento del quadrispazio vettoriale e ci sono diverse vittime. La polizia è sul posto, c’è il Tenente Cathy Colby, vengono prestati i soccorsi ai feriti. Ci sono due morenti, Kapela un gigantesco equino antropomorfo Cavaliere Occidentale del Grande Bianco ed il Signor Nebula la cui moglie Saroona è già deceduta nell’impatto, fusa tra i rottami. Quando la fine incombe ha luogo il seguente dialogo.

KAPELA: Existence is a great simplicity. There is Black and there is White. Just look above you. Do you see? That is called the immense board of Lights.
And there is the great Black… and, strewn across it, small and surrounded and vulnerable and brave… there is the great White.

NEBULA: Oh. Oh yeah. Of course, hah. You know, that’s perfect. That’s really perfect. and the Great White
I mean, there’s so much more Black. A-are we losing?

KAPELA: No. Once there was only black. We are winning. All is right. We can go.

NEBULA: Yeah. Yeah, I guess we can. Hey, Saroona? You remember that time on Ursool, out in the Cloud Islands, when we… (Il Sig. Nebula spira)

KAPELA: (Si rivolge al Ten. Colby) Good. Do not weep. Being is enough. There that is all. I am done… (Kapela spira)

(Il Tenente Colby si inginocchia e prega)

Da questo bel passo di un vecchio fumetto, Top Ten #8, soggetto e testi di Alan Moore, autore che amo tanto, ho tratto il motto di questo blog.

Annunci

4 Risposte

  1. Alan Moore lo leggevo a scrocco molti anni fa. Insieme ad altri del genere. Cose abbandonate ormai.
    Leggo solo ora qua dentro e sembra una parte come la mia ieri-sera di pensieri.

    13 agosto 2013 alle 22:04

  2. r-Esistenza… A(r)mata

    eh eh!

    16 agosto 2013 alle 15:03

  3. M2

    @Sadako: Alan Moore è un genio ed io lo adoro. Ho parecchia roba scritta da lui, anche se non tutto come vorrei, ma un giorno completerò la collezione! 🙂
    Sai che il genere horror non mi appassiona più di tanto? Ma certe volte riprendo i volumi di Swamp Thing e non posso descrivere le sensazioni che mi da. Rite of Spring e Pog sono due tra le mie storie preferite.
    Hai parlato col cielo? Eravamo in tanti in comunicazione direi. Ti avrà spiegato che la vita è semplice, spero.

    @Anonimo: bella, bella veramente questa tua aggiunta, mi sei piaciuto! Amiamo questa esistenza e resistiamo amati e armati.

    19 agosto 2013 alle 14:01

  4. Anche a me non piace l’horror puro.
    Non ricordo quel che ho letto, era uno scrocco dilatato.
    Ma ora che lo so, le cercherò da leggere.
    No, non ho parlato. Il cielo è indifferente.
    E non ha tempo da perdere.

    19 agosto 2013 alle 16:24

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...