il peggio che M2 potesse concepire

Le schiave e un servitore

Avvertimento: si parla di realtà e violenza.
Se vi danno fastidio non leggete o abbandonate il pianeta.

Questo articolo mi è stato suggerito da un breve scambio di commenti su un altro blog e ci ho rimuginato per diversi giorni. L’ho scritto a spezzoni e ci ho messo diverso tempo a completarlo, perchè non riuscivo a scrivere. Non sapevo che forma dare, cosa scrivere, come condividere, quali dettagli inserire. Io in realtà non amo scrivere, perchè non riesco a far fluire lo scritto come il parlato; scrivere di qualcosa che mi coinvolga emotivamente mi risulta faticoso, ben più che parlarne. Ma avevo questo tarlo e volevo scrivere di questo argomento, o meglio, delle persone e dei frammenti delle loro storie che si sono saldati con me e con la mia storia, indubbiamente più piccola ed insignificante. Non credo di scrivere cose ignote o originali e neanche di scrivere cose note in modo tale da renderle stimolanti, ma  queste storie le ho raccontate altre volte a parole e l’argomento, se vogliamo così giornalisticamente definirlo, l’ho dibattuto spesso con voce chiara e forte, per condannare l’aberrazione e l’abisso dell’umanità. Non potrei fare diversamente e questa volta lo faccio per iscritto.
Nel rimuginare di questi giorni e nello scrivere ho fatto un viaggio indietro nel tempo di diversi anni, a quando ho svolto il mio servizio civile in qualità di obiettore di coscienza, perchè avevo scelto chi servire e a chi obbedire. Ma questa è un’altra storia per nulla interessante. Più interessante o forse più doveroso da parte mia, è ringraziare le persone dell’Associazione religiosa,  presso le cui case famiglia si è svolto il mio servizio, per avermi aiutato a servire e per un’amicizia di lunga data che mi onora.

Nota: nonostante sia trascorso del tempo e sia alquanto improbabile un riconoscimento delle persone, non ho inserito alcun nome e ho mescolato e spezzettato storie e dettagli. Non so, oggi, cosa ne sia di queste persone. Tutto quello che ho scritto è vero.

A. non si faceva la doccia se c’era un uomo adulto in casa. Se si trovava da sola con un uomo adulto sconosciuto aveva un attacco di panico. Io non frequentavo la casa di A., ma avrebbe potuto verificarsi la seconda ipotesi, in modo del tutto fortuito, quindi ero stato avvertito. Per fortuna non successe mai niente. Prima di questo la chiamavano puttana.

B. si alzava molto presto la mattina. Lei invece si faceva la doccia senza problemi e saccheggiava il frigorifero: si cibava solo di frutta e yogurth. Passava il giorno a vedere soap opera alla TV e non pronunciava verbo. Viveva nel silenzio e l’unico sorriso che le ho visto in viso lo fece carezzando i suoi lunghissimi capelli castani. Era bellissima e ciò mi turbava. Prima di questo la chiamavano zoccola.

C. era stata trovata da un passante per strada, priva di sensi e in una pozza di sangue. Era costretta a vendersi nei paesi della riviera e in una sera poteva “guadagnare” cifre a 6 zeri (in lire). Era stata pizzicata varie volte dalle forze dell’ordine, ed essendo clandestina, veniva rimpatriata per direttissima. All’aeroporto del suo paese d’origine, chissà come, c’era sempre qualcuno ad aspettarla. E quindi, immancabilmente, dopo qualche giorno, un motoscafo percorreva nottetempo pochi kilometri di mare a velocità folle. Quando la costa era abbastanza vicina, ma sufficientemente lontana da evitare l’incontro con vedette di Guardia di Finanza e Guardia Costiera, C. veniva buttata in mare come un sacco di spazzatura e doveva nuotare fino alla spiaggia. C. non sapeva nuotare all’inizio, poi si era adattata. Sulla spiaggia, anche qui, c’era sempre qualcuno ad attenderla per riavviarla alla prostituzione. Dopo un paio di anni e una bambina da crescere, adescò, con le stesse bugie che l’avevano condannata, sua sorella minore.

D., sorella minore di C., ignara, la raggiunse in Italia. La promessa di un lavoro come commessa o cameriera in un bar o ristorante era l’esca per invogliare le ragazze e C. c’era a suo tempo cascata. Aveva mantenuto i rapporti con la famiglia mentendo sulla sua condizione e tenendo in piedi la pietosa bugia di un lavoro regolare. Per quanto incredibile sia, la verità è che C. si vendette sua sorella. Anche D. fu costretta a prostituirsi, non ancora maggiorenne.  Quando C. si risvegliò in ospedale, si innescarono una serie di provvidenziali incontri e circostanze che consentirono a lei, la sua bambina piccola e sua sorella di scappare e far perdere le proprie tracce, grazie ai membri dell’associazione. Furono accolte, come in altri luoghi ed altre circostanze era avvenuto as A. e B., in una casa famiglia dell’associazione. Vorrei scrivere che la storia di C. abbia avuto un lieto fine, ma a quanto mi risulta non è così. Era allettata dai soldi e da ciò che poteva comprarsi con quei soldi, aveva una bambina piccola da crescere e un protettore che la dominava nel vero senso del termine, quindi aveva ripreso contatto con lui e ogni tanto spariva e ricominciava “il mestiere”. Nonostante il tentativo di ospitarle in un’altra casa famiglia in una regione molto lontana, dopo qualche tempo di quiete e l’impressione che si fosse ormai salvata, un bel giorno è scomparsa lasciando sua figlia.
Per quanto riguarda D., era molto più spaventata di sua sorella e felice di essere stata salvata dalla schiavitù. Provava a ricominciare, come una piccola donna poco più che maggiorenne. Ricordo che C. e D. avevano terrore del mare e non ne sopportavano la vista. C. era diventata dura per proteggersi, mentre D. era veramente indifesa davanti a chiunque o qualsiasi cosa. Condannare C. mi è sempre risultato impossibile.

E. veniva sfregiata dalla sua maitresse ogni volta che combinava qualcosa di male. Incasso insufficiente, presunta mancanza di rispetto, minima disubbidienza, il fatto di esistere. Un colpo ben assestato con una lametta da barba o con una moneta col bordo affilato provoca un taglietto, corto, molto profondo e sottile. E. ne aveva diversi sugli zigomi e sui seni e comunque veniva frequentemente picchiata dagli uomini della banda. E. era veramente spaventata e quasi distrutta: al suo paese d’orgine aveva una bambina, affidata alla nonna, e la banda la ricattava minacciando di morte la piccola. Avrebbe voluto scappare, salvarsi, ma non poteva. Veniva aiutata come possibile e periodicamente accompagnata presso un ambulatorio per curare sfregi e percosse e per tenere sotto controllo l’insorgenza di malattie veneree. Posso dire che la storia di  E. ebbe inattesi e positivi sviluppi, e per poco non avrei avuto qualche merito anche io, ma preferisco non approfondire.

F. faceva parte di un giro piuttosto nutrito di ragazze, che erano state adescate con la prospettiva di un lavoro in Italia. La variante applicata al caso di F. e delle sue compagne di sventura era che avrebbero dovuto rifondere il costo del viaggio con il loro lavoro. La cifra diventava immediatamente astronomica e il lavoro non era quello promesso. In effetti F. era una ragazza istruita e di buona famiglia, purtroppo ridotta in gravi difficoltà economiche a causa di guerra e persecuzioni politiche. Uno dei tratti salienti della storia di F. è che il giro di prostituzione in cui era stata imprigionata aveva tante e tali ramificazioni in tutta Italia, che trovarle un luogo sicuro era un’impresa complicata, anche perchè F. aveva raccontato molte cose alle forze dell’ordine e gli arresti che ne erano seguiti erano stati veramente tanti. Si temeva per la sua vita.

Vorrei, dovrei, parlare anche di G., H., I. ed L. ma non completerò mai. Del resto che parole riuscirei a trovare per raccontare cose che la mia mente si ribella di contemplare? Sono realtà, esistono. Ma ci sono persone e urlano e questo vorrei che fosse irreale. Ma non lo è, e anche se le storie di queste schiave sembrano abbastanza diverse, seguono un copione che è terribilmente ripetitivo.

Anzitutto erano straniere, tutte, tutte loro, vedremo perchè, adescate con promessa di un lavoro o di un viaggio e assistenza in Italia. Si fidavano o venivano indotte a fidarsi di qualcuno, che faceva leva sull’indigenza, sul disagio, sull’ignoranza e sulla speranza. A volte era un familiare o un conoscente, più spesso no.

Al loro arrivo in Italia, venivano private dei documenti, per renderle controllabili, sperdute e anonime. E’ il primo passo del dominio che si vuole instaurare su di loro, prima tappa della schiavitù. Straniero, non sai dove andare. Straniero in balìa di altre persone, prigioniero di una lingua diversa, un aspetto diverso, conoscenze e abitudini diverse. Straniero sei solo.

Di solito venivano recluse per qualche tempo e sottoposte a violenze di tutti i tipi, fisiche e psicologiche. La principale è lo stupro, sovente di gruppo. A parte i motivi pratici di questo, la faccenda è che si vuole spezzare e annullare la volontà delle ragazze, instaurare un dominio di tipo padrone/schiavo basato sulla paura, sul rifiuto e disgusto di se stesse che le viene inculcato. La cosa è bestiale e si evolve a volte in una dipendenza tra la schiava e il padrone.

Il dominio è continuo e le violenze non terminano mai.

Poi si potrebbe parlare degli uomini che le pagano. Ma non sono uomini, sono maschi di una specie e non meritano nulla a parte il disprezzo.

Basta così.

Domenica leggevo una lettera alla redazione del quotidiano locale, una di quelle lettere che mi fanno venire voglia di stracciare il giornale in milioni di pezzi e mi fanno pensare che certe cose le subisce chi non le merita. Il padre di famiglia, ma ci tiene a sottolineare che non è un bacchettone, invita il sindaco e le autorità ad intervenire perchè si faccia pulizia, di quelle donne in abito succinto che sporcano, di quello spettacolo indecente, di fronte a famiglie e bambini. Sono lettere sempre uguali, hanno clonato i padri di famiglia non bacchettoni con vena di fustigatori della morale altrui. E allora di solito metto via il giornale e inveisco, e stringo i pugni, e dico che mai una volta che compaia un appello in favore delle povere disgraziate invitando il sindaco e le autorità a salvare delle vittime della schiavitù più immorale, che davanti a queste scene non si possono avere dubbi su cosa fare, che non si può sempre fare finta di non sapere la verità sul “fenomeno”, che la stampa non può pubblicare solo lettere di questo tenore perchè è nei propri interessi, che le persone che si impegnano con amore per le ragazze sono spesso dei “bacchettoni” che hanno un credo. Domenica, quando ho finito la tiritera di cui sopra ho pensato di nuovo all’autore della lettera e gli ho detto mentalmente: non sei un padre e mi preoccupo per la tua famiglia.

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6 Risposte

  1. storie infinitamente tristi…

    16 luglio 2013 alle 22:48

  2. Io condanno non solo chi usa queste povere donne x questi “affari”, ma soprattutto coloro che vanno cn queste donne, a volte gli stessi padri di famiglia di cui sopra… Non sono una di quelle bacchettone che quando vede una prostituta x strada si schifa x quello che vede ma, in quanto donna, mi schifo x ciò che viene rappresentato della donna. Continuamo, dopo, secoli, ad essere ancora un oggetto nelle mani del maschio, nn ha importanza se ne siamo consapevoli o meno. Ci sono donne che lo farebbero di mestiere, e lo fanno, volontariamente, e, c’è chi dice che sarebbe meglio avere delle case chiuse piuttosto che vederle per strada. Certo, in parte sono d’accordo anche io, se fosse un “mestiere legalizzato” forse nn si sentirebbero più questi orrori, e ci sarebbe senz’altro una scelta dietro tutto ciò, nn più un obbligo. Forse sarebbe una soluzione a un male che purtroppo nn cesserà mai xché, fintanto che esisteranno uomini che pensano a una donna come a un oggetto, ci saranno donne che si venderanno. Nn voglio cn questo condannare gli uomini, anche se nella prostituzione “illegalizzata” la colpa è soltanto loro. Però, al di là di tutto questo, escludendo ovviamente le povere donne che subiscono violenze, molto spesso mi vergogno davvero di appartenere al genere femminile xché molte donne nn si rendono conto che il potere x come lo intendono i maschi quando ci dicono che è nostro, nn è davvere potere, come se poi fosse una cosa importante…
    Discostandomi forse dall’argomento principale, trovo che molte donne nn si rendano conto che agiscono in maniera così simile all’uomo e anche peggio, nn avendo rispetto x se stesse e dandosi, anche solo con l’apparenza, soltanto x ottenere riguardo. Credo che se ne avessero la possibilità, queste donne sarebbero le prime a darsi a una prostituzione “legalizzata” e, x quanto ripeto nn sia bacchettona, ritengo che vendere se stessi, in qualsiasi forma, sia la peggiore delle cose che si possa fare alla propria dignità.
    Scusate se sono andata un po’ fuori topic ma un argomento tira l’altro e davanti a certe cose mi girano troppo x nn poter parlare!

    17 luglio 2013 alle 18:36

  3. M2

    @passoinindia: Sì amico, decisamente tristi, anche se in alcuni casi si sono risolte con un lieto fine. Però la realtà è che queste cose ti segnano: alcune ragazze non avevano più luce negli occhi. Spero che si sia riaccesa.

    @Silmarien: concordo sul fatto che vendere qualcosa o tutto di sè è la cosa più sbagliata che si possa fare. Certo, pensare ad alcuni mantenuti (uomini e donne) d’alto bordo che si vendono solo perchè non hanno la dignità di fare la commessa o l’autista mi fa schifo, visto che avevano una scelta a differenza dei poveri schiavi. Comunque nella vita si sceglie e non darei responsabilità particolari a nessuno dei due sessi per quanto riguarda il “do ut des”, è una pratica squallida dove gli individui squallidi si ritrovano. Purtroppo una parte rilevante di quelli che “vanno a puttane” ci vanno per sfogare la loro bestialità, perchè possono dominare, fare quello che vogliono e non rendere conto a nessuno… questi individui troveranno altri bersagli da colpire se si legalizza la prostituzione. Devo essere cinico, ma credo che si ricreerà sempre un sottobosco illegale e immorale che si spingerà sempre più in basso 😦

    17 luglio 2013 alle 20:32

  4. Di sicuro una parte si riuscirebbe a salvare, se questa è la parola esatta, però sono d’accordo cn te sul fatto che in qualche modo si creerà sempre qualcosa di peggio.
    Penso che questo dipenda dal fatto che siamo esseri umani, il lato peggiore di noi viene sempre a galla in un modo o nell’altro

    17 luglio 2013 alle 20:36

  5. M2

    Lo penso anch’io, ma se non fosse così comportarsi in modo degno e superare i nostri istinti negativi non avrebbe nè valore nè senso.

    17 luglio 2013 alle 20:54

  6. Già, concordo.

    17 luglio 2013 alle 21:44

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