il peggio che M2 potesse concepire

onusto sed onesto

Il titolo mi è venuto così e che sia, sia stato o sarà pertinente con il contenuto dell’articolo è di una irrilevanza esternamente cosmica ed internamente sub-atomica.

Cambio di stagione. Mi riferisco al periodo tra Marzo e Aprile, anche forse a quel 22 Marzo che significa tutto. Qualcosa ha fatto click.

Non è stato un mouse e neanche il mio pugno sinistro. Perchè dopo il click c’è stato un BANG (o un BLAM o un KABOOM). Un grilletto ha fatto click, il percussore è scattato, l’innesco è scoppiato ed il proiettile sparato. L’eco della detonazione ancora riverbera, l’odore dell’innesco e della polvere nera si attarda…

Non è stata una pistola, non c’è stato un conflitto a fuoco. Neanche un omicidio. Mai e poi mai un suicidio. Cosa abbia fatto click non saprei dirlo, dove sia avvenuto lo sparo non l’ho capito: dentro o fuori? Forse un non luogo.
Corpo, Cervello, Spirito? Forse un Non Essere.

Non ero mai stato così stanco, nè così oltre il limite delle mie risorse. Quando si dice, in generale, che certi processi di ricostruzione sono lunghi, hanno ragione. Però chi di dovere non ti avverte. Quindi dopo tanti mesi pensavo che dopotutto, sì, ci vuole del tempo e anche pazienza; ma poichè sapevo che il tempo non si ferma, e quindi il termine esiste, mi era sempre stato chiaro che alla fine avrei trovato un nuovo inizio da cui ri-partire dopo la deviazione e il riposo.
Non credo alle cesure e al ripartire da zero, perchè il passato siamo noi, sia nel corpo, che nel cervello, che nel cuore, quindi tuttalpiù si ri-parte, si ri-comincia da dove si era caduti, da dove si era rotto il motore, da dove era finito il carburante. Parlo di noi che non abbiamo niente e nessuno da rinnegare, noi che proviamo a servire, pronti anche a mettere l’orgoglio nel cassetto e blandire perfino l’amor proprio.

Non sono mai passato attraverso un cambio di stagione così pesante, mi vengono in mente termini come attrito, usura, rottura, poi qualcosa fa click e dopo un pò di tempo di attesa incredula la sala macchine comunica che c’è potenza da sfruttare. Un cambio di stagione che in piccolo riassume un periodo ben più lungo, dove non mi hanno praticato sconti, ma sono sempre stato lieto di pagare.

Tutti hanno dei problemi, dissi una volta (ricordarlo mi porta indietro nel tempo, forse al ’98, quando mi sono andato ad incagliare per la prima volta con tutte le mie forze). L’ho sempre pensato: vuol dire che quei problemi non devi farli pesare sugli altri e che nonostante tutto ti devi spendere. Ho sicuramente sbagliato tante volte e non ne sono stato capace, ma credo di aver quasi sempre provato senza rinunciare per partito preso. Mi piacerebbe che le mie mancanze mi venissero sempre fatte notare, con onestà; il problema è che io farei altrettanto, ma non la vedo come una contabilità affettiva, bensì come quell’indispensabile chiarezza tra persone che si vogliono bene. Comunque qui sto mescolando troppe cose diverse.

Ovviamente appena mi apprestavo a comandare l’avanti tutta, come giusto monito a non dimenticare che l’avverso è lì che spia per saltarti addosso, il solito inconveniente per una macchina riparata, ma forse ancora troppo rabberciata, mi ha fatto rallentare e poi fermare. Ma non c’è problema.

Adesso siamo praticamente a Giugno e dovrò per forza incominciare a credere agli oroscopi, nonostante tutte le favole rincorsesi per un bel pezzo (rincorsesi suona malissimo), visto che era tutto annunciato nelle traiettorie zodiacali per l’anno 2013. Potrei chiedere a CriCri di farmi il tema astrale, così invece di prendere decisioni seguendo quel che sento giusto o tirando in aria una moneta (Lo Strumento Decisionale Supremo), avrei un oracolo poco o punto sibillino con tutte le risposte pronte. E sto scherzando fino ad un certo punto.

Sia ben chiaro, a me che scrivo e leggo e mi voglio ricordare, che la rotta prevede altri guasti e tante faticose riparazioni, perchè purtroppo ho lavorato su imprevisti, mentre adesso so quel che c’è da fare.

Mi è venuto pochi giorni fa in mente l’epilogo di Watership Down (il libro; invito alla lettura. Chi lo possiede mi faccia compagnia almeno rileggendo l’epilogo) e tante elucubrazioni e sensazioni di mattine pungenti nei mesi di Marte e d’Apertura della buona stagione, profumo d’erba, primi timidi tepori… mortalità, stanchezza… non tocca a noi tirare la linea, ma solo attraversarla quando la incontriamo… Hazel che si lascia andare e si spoglia sul bordo del fosso.

Non parlo di morte o del lasciarsi andare ad essa, ripeto che non tocca a noi tirare la linea, sbarrare la casella, tirare le somme, saltare il fosso, etc.

Mi riferisco alla stanchezza totale di quando sei esaurito e sai che una sera d’inverno ti eri messo a ridere, perchè soffrire come un cane preso a bastonate ti era sempre sembrato buffo e ti erano sempre venute in mente battute pungenti con te stesso come bersaglio. Anche se hai da tempo sostituito i perchè con i perchì, traendone risorse poderose, arriva un momento in cui non ce la fai, la volontà non si impone più e anche una cosa banale è troppo pesante.

Quindi qualche mese dopo capisci che non puoi combattere qualunque cosa, proteggere chiunque e che il limite non lo riesci a spostare più; allora ti puoi fermare, ti fai da parte, sorridi sempre e ti abbandoni alla stanchezza, cui morte fa qui metafora. E finalmente hai capito che così come per essere soddisfatti di una cosa bisogna essere stanchi per la fatica spesa per ottenerla, allo stesso modo per essere soddisfatti di se stessi e della propria esistenza bisogna a volte arrivare a sperimentare la stanchezza totale, un esaurimento di risorse, uno stato che non saprei definire se non come una stanchezza di tutto il proprio essere ma scevra dalla stanchezza di vivere.

Dunque ti riposi. Aspetti. Forse ti viene in mente Siddharta e il suo pensare, aspettare, digiunare. Ti ricordi un momento terribile di un anno prima e che inconcepibilmente ti sei sfogato perfino sul tuo patetico blog, che una volta era solo una collezione di minchiatine buffe per ridere in compagnia.

Poi arriva il cambio di stagione e qualcosa fa click… senti un BANG (o un BLAM o un KABOOM) e pensi che sia un bel suono.

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9 Risposte

  1. “E finalmente hai capito che così come per essere soddisfatti di una cosa bisogna essere stanchi per la fatica spesa per ottenerla, allo stesso modo per essere soddisfatti di se stessi e della propria esistenza bisogna a volte arrivare a sperimentare la stanchezza totale, un esaurimento di risorse, uno stato che non saprei definire se non come una stanchezza di tutto il proprio essere…” E’ probabilmente così, o almeno lo si spera. Ma spesso si finisce per essere stanchi anche della vita stessa: “Duty (and life) is heavier than a mountain; death lighter than a feather…”

    28 luglio 2013 alle 13:11

  2. M2

    Vedo che hai tagliato la fine della mia frase: “…ma scevra dalla stanchezza di vivere” (che avevo inserito perchè la ritengo fondamentale) e temo che purtroppo non sia un caso. In situazioni veramente estreme capisco che una persona possa stancarsi di vivere e sentire di doversi liberare da un peso, ma nella stragrande maggioranza dei casi non lo riesco a concepire. Ci sono risorse, appigli, motivazioni, sentimenti e persone che ci impongono di vivere con pienezza ed entusiasmo, anche se a volte tutto si appanna e non vediamo un senso, oppure soffriamo a livello che ci appare insopportabile… Ma credo che il senso sia piuttosto semplice: l’essere è, il non essere non è. Noi siamo e come tali dobbiamo continuare ad essere. Mi piacerebbe che tutti fossero entusiasti della vita e potessero trovare la loro soddisfazione, mi piacerebbe essere bravo a raccontare perchè la penso così e convincere qualcuno… sarò patetico 🙂

    28 luglio 2013 alle 23:55

  3. L’ho tagliata volutamente…
    Nn l’ho mai concepito davvero nemmeno io, in realtà, ma nn xché nn lo desideri ma xché nn ne sono probabilmente capace. Un tempo lo consideravo un atto di codardia, e alcuni dei miei difetti più grandi, come l’eccessiva competitività che ho cn me stessa, o il bisogno di dover sempre dimostrare qualcosa, questi mi hanno sempre spinto in qualche modo ad andare avanti perché mi sono sempre detta che devo vincere io sul mio destino. Però nn è vero andare avanti, sì certo il tempo si muove, tu ti muovi ma i pensieri sono sempre volti al passato, anche se nn puoi cambiarlo. E dopo un po’ tutte queste cose ti stancano, sia nella mente che nel fisico. Adesso nn so più se è codardia, o stanchezza, o coraggio o volontà, sinceramente nn mi importa definirne il senso, so che cmq nn sarò mai in grado di farlo e questo è ancora peggio perché mi fa vivere in una sorta di limbo: non voglio vivere ma nn voglio nemmeno morire.

    29 luglio 2013 alle 10:41

  4. M2

    Tutto quello che scrivi lo capisco, l’ho in un certo senso provato e lo sento mio, per questo spero di trovare le parole giuste, non per convincerti, ma per offrirti spunti di riflessione.
    Chi è volitivo e critico con se stesso, in modo sano, si pone un certo livello da raggiungere e si impegna finchè non lo raggiunge. Non si concepisce di abbandonare la pugna! 🙂
    Il destino ce lo fabbrichiamo, salvo interventi imprevisti di ordine superiore, per cui tutto quello che siamo è esattamente quello che vogliamo e facciamo. Ma per tanti motivi arriva un momento in cui non ce la fai, perchè proprio è impossibile fronteggiare qualsiasi cosa da soli. Io avevo esaurito le mie risorse: fisiche, mentali e spirituali e mi sono fatto l’idea che anche tu sia a quel punto o ci stai per arrivare. Penso la tua sia stanchezza totale, come quella che avevo provato io, non vigliaccheria, non credo tu volti le spalle alla vita. Le mie risorse col tempo e con aiuto si sono rigenerate e mi auguro di tutto cuore che lo stesso avvenga anche a te.

    29 luglio 2013 alle 11:53

  5. Lo spero anch’io, una volta per tutte

    29 luglio 2013 alle 11:55

  6. ro

    Mi pare una buona notizia. Tutto bene insomma. Ci starebbe effettivamente anche un post con i dettagli di questa avvenuta illuminazione . Pensi di scriverlo? Potresti.

    22 settembre 2013 alle 10:12

  7. M2

    “Tutto bene” c’entra in questa storia, sotto forma di musica.

    Come si suol dire, volere è potere. Finora non ho voluto, ma qualche volta ci ho pensato seriamente a raccontare qui, per offrire qualcosa. Ma alla fine pare che non sia cosa da me, se no l’avrei fatto. Contribuisce anche il fatto che il blog può essere letto da una persone non gradite. In effetti è letto soprattutto da persone gradite, quindi dovrebbero prevalere loro, ma in linea di massima sono persone a me vicine che sanno già. Esporre tutto il proprio essere indiscriminatamente non mi sembra consono. A chi conta davvero, cosa resta allora? Qualcosa però la scriverò, ho tante bozze e alcune cose da dire, oltre quelle già dette in altri post. Condividere con quei lettori che apprezzo è un vero sprone per me e un aiuto: vorrei tirare delle conclusioni su un periodo concluso e su uno che probabilmente non si concluderà finché non muoio 🙂 Penso comunque che anche pochi cenni possano fare manifestare l’applicabilità delle esperienze alle vite di tutti, perché in fondo si condividono gli stessi problemi, successi, desideri, da cui il suggerimento. Sottolineo che non ho vissuto chissà quale epopea, faccio l’ingegnere non l’eroe.

    22 settembre 2013 alle 11:16

  8. ro

    M’hai ricordato il post di qualcuno. Sono le piccole cose che salvano il mondo.

    22 settembre 2013 alle 11:40

  9. M2

    Mi ricordo questo qualcuno, mi è sempre sembrato una brava persona, che ce la “fa”.

    22 settembre 2013 alle 12:50

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