il peggio che M2 potesse concepire

.arco

Uno dei passaggi che mi hanno colpito maggiormente del capitolo sui figli de Il Profeta che ho pubblicato il 14 febbraio scorso è la metafora dell’arco, che a mio giudizio conclude non a caso il capitolo.

La caratteristica fondamentale dell’arco è appunto l’essere flessibile e la propensione, per manifestare appieno la propria natura, a piegarsi. In Inglese il senso è palese in quanto bow vale sia arco che piegare/piegarsi. Un genitore, se lo è, si piega e non c’è limite a ciò che farebbe per i suoi figli e le rinunce e i sacrifici avvengono for gladness, quindi nei molteplici significati di quel for, avvengono allo scopo / in nome / attraverso / grazie a / in direzione di quella gioia che definisce l’amore. I pochi amici e parenti che leggono questo blog sanno che, nella mia immensa fortuna, ho sperimentato la contentezza che può dare l’amore in una famiglia e che questo amore non è mai mancato, nè mai lo farà.

Un buon arco è anche stabile e ciò significa che esso non vibra e non si scompone nel piegarsi e allo scoccare, pertanto imprime alla freccia la direzione prevista dall’arciere e trasmette l’energia per cogliere il bersaglio.  Se ho interiorizzato la metafora nel suo vero senso e se dunque l’arco è uno strumento in mani più grandi e non un padrone, bensì un libero ed entusiasta servitore (quindi non uno schiavo, nè un servo), la sua natura non si esaurisce nel piegarsi, ma implica l’ammaestramento, la costanza nell’azione e nella gioia, lo sprone, la cura, la pre-occupazione, il sostegno.

Tra suggestioni in Inglese e Italiano arco è anche struttura portante e di collegamento, porzione di un cerchio (familiare), colorato arcobaleno e rainbow. Una metafora non può certo definire, in tutta la sua pienezza, il rapporto tra genitori e figli, ma questa ha innegabilmente una profonda molteplicità di toni che in me risuonano.

Crescendo in un certo modo e osservando esempi quotidiani di un certo genere, ho scoperto da tempo di essere, di voler essere, di cercare di essere, un arco, imperfetto, ma pur sempre un arco. Un arco che non verrà teso e non si piegherà, forse, per le frecce che ha sempre desiderato, ma nondimeno si è sforzato e si sforzerà di essere stabile, di piegarsi, di essere di sostegno e fonte di gioia per le persone che ama.

Se servire vuol dire anche, oltre a quanto precede, ascoltare, essere aperto, provare quello che prova l’altro, tacere per non guastare, deporre l’orgoglio, consigliare e tutto quello che l’amore suggerisce in gioia e non in egoismo, voglio continuare ad impegnarmi ad essere questo arco imperfetto e spero di avere la forza di mantenere questo impegno. Imperfetto, per capacità, per volontà, per una lettera. Ogni qual volta non sarò all’altezza fatemelo notare e vi prego di scusarmi; siate cauti però: come sapete mi arrabbio facilmente, ma so che siete archi anche voi.

*****

Dunque, la mattina del 14 febbraio ho pubblicato quel capitolo de Il Profeta, volendo celebrare la dimensione dell’arco nella vita, l’arco in me e l’arco per me. Nel corso della mattina ho provato la chiara sensazione che stesse per nascere il figlio di un fraterno amico, nonostante sapessi che la nascita era indicativamente probabile due giorni dopo. Non avevo alcun motivo di ritenerla imminente, ma ogni tanto ho queste misteriose certezze su fatti di persone che amo; sarebbe bello capire come funziona. Ho chiamato GD e lui è rimasto sconvolto, confermandomi che sua moglie era in sala parto.

Un arco collega due amici, un padre e un figlio, un padre e l’amico di suo figlio, un amico e il figlio dell’amico.

Siamo in mani più grandi, dobbiamo accettarlo con gioia.

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3 Risposte

  1. Pingback: Appunti di una mente labile | Orbita Iperbolica

  2. Anonimo del Sublime

    clap, clap, clap!!!

    11 marzo 2013 alle 18:23

  3. M2

    Sono felice che ti sia piaciuto 🙂
    Sai una cosa? Ho dimenticato un aspetto che volevo toccare, forse lo aggiungerò o ne scriverò un’altra volta.

    12 marzo 2013 alle 13:31

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