il peggio che M2 potesse concepire

riflessioni in coda – parte 1: università

Fase Lunare: luna crescente

Periodaccio. Fine sfogo.

Al termine di un surreale pomeriggio presso un cliente, mi trovo a trascorrere ben 50 minuti in coda per percorrere pochi kilometri di circonvallazione cittadina. Situazione pericolosissima e di notevole azzardo, in quanto, solo in auto a pensare ai fatti miei e a sbollire la rabbia fatta montare dal summenzionato cliente, non avevo nessuno sotto mano da poter aggredire verbalmente o fisicamente. Un vero, autentico, peccato!

Per farla breve, l’iperbolica orbita dei pensieri è transitata, come al solito, per località assurde e qualche riflessione la stenderò qui, esanime, sul blog.

La prima riflessione riguarda l’università e l’attuale situazione di protesta al Decreto Gelmini, suscitatami anche dal passaggio di fronte alla sede della mia vecchia facoltà. Mi sono ritornate in mente le giornate di molti anni fa, quando l’università era in agitazione, con proteste montanti e occupazioni. Allora veniva uccisa l’università italiana, sull’altare dell’autonomia finanziaria, delle lauree brevi etc. e allora come oggi gli studenti, ivicompreso M2, scesero in piazza. Gli studenti del 2008 li vedo nei telegiornali, li ho intravisti da Santoro, ma non credo possano capire che quello che doveva avvenire, non è avvenuto tempo fa.

Mi ricordo in particolare una sera (alla vigilia della visita in città dell’allora Presidente della Repubblica) in cui gli studenti della mia facoltà (tra cui il sottoscritto) e i rappresentanti di un’altra, si riunirono per organizzare la manifestazione dell’indomani in piazza, di fronte al Municipio. E’ stato, quello, l’apice di un’esperienza concreta di politica e di confronto vero e reale, durata i diversi anni di permanenza all’università. Non solo partite a flipper e spuntini al bar della casa dello studente dunque!

Mi ricordo bene i colleghi, chi apertamente schierato dalla destra alla sinistra, chi sapientemente in incognito, chi candidamente senza posizione, confrontarsi alle assemblee e soprattutto quella sera, per fare qualcosa. Scrivemmo una lettera aperta al Presidente, per lamentare i tagli e le manovre e bla bla bla bla bla (in gran parte la scrissi praticamente io) e alla fine avremmo dovuto comunicarla al collettivo di ateneo in riunione permanente al rettorato, sito dall’altra parte della città. Oggi per consultarsi e trasmettere la lettera basta un cellulare, noi dovemmo fare tutto senza confrontarci e uno andò in moto a consegnarla. Come è tanto più facile oggi organizzare le proteste!

La cosa più divertente della serata, fu ideare gli slogan per gli striscioni da esibire alla manifestazione. Una delle rappresentanti dell’altra facoltà (elegantissima e affatto diversa da una zecca da centri sociali) insisteva a tutti i costi per inserire la frase “e non rompeteci i coglioni!”, ma con attenta opera di persuasione si evitò questa notevole caduta di stile, improponibile per i seri e quadrati studenti della mia facoltà. Devo dire che alla fine il risultato fu buono. Lo dico perchè i due slogan della mia facoltà li inventai io e perchè, modestamente, uno di loro era veramente adeguato e si impose nell’immaginario, venendo riportato su varie testate giornalistiche locali e nazionali (l’ho ritrovato nell’archivio del Corriere della Sera e se mi gira lo cercherò anche altrove). Chi l’avrebbe mai detto che mi sarei tramutato in un sovversivo sobillatore? Comunque, l’indomani eravamo tutti in piazza a gridare i nostri slogan e a fare la nostra simbolica parte per una lotta in cui credevamo.

Quella volta un singolo incidente fu strumentalizzato dai media e l’atto isolato (benchè grave) di un unico deficiente (che conoscevo benissimo perchè eravamo amici alle superiori) fu usato e ingigantito per screditare tutti noi, che manifestavamo in perfetto ordine e non avevamo, nella grande maggioranza, alcuna matrice politica. Come si vede, non cambia molto anche se gli anni passano.

C’era un governo diverso allora e avrebbe potuto essere più sensibile a determinate proteste, ma l’interesse non era, se mai lo è stato, verso l’università, la ricerca e la scuola. Come ho già detto, la battaglia per l’università è stata perduta da anni e non vedo come le cose possano cambiare oggi. Per quanto mi riguarda, posso dire che, passando tutto quel fatidico giorno a manifestare, ci guadagnai un ottimo principio di abbronzatura che sfoggiai per un paio di mesi. Giusta ricompensa per una sacrosanta battaglia per il diritto all’istruzione e alla conoscenza e consapevolezza.

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8 Risposte

  1. Aldric

    nessun commento

    3 novembre 2008 alle 16:54

  2. M2

    No dai… così mi stronchi. A meno che non sia un atteggiamento altero e di superiorità innescato dalla vittoria al Tekken Championship dell’altra volta 🙂

    4 novembre 2008 alle 11:06

  3. Aldric

    niente del genere. “nessun commento” è il mio commento, nel senso che quello che ho letto è talmente compiuto da non necessitarne affatto. e di questo volevo rendere testimonianza attraverso un commento. lo so, è un po’ ingarbugliato; però il ragionamento fila…

    4 novembre 2008 alle 16:07

  4. M2

    Logica circolare direi.

    4 novembre 2008 alle 16:42

  5. Io vorrei pure ricambiare i tuoi commenti ma se non aggiorni mi rendi la cosa alquanto difficile… è che della 133 proprio non mi va più di parlarne. A parte gli scherzi… e dai aggiorna.

    7 novembre 2008 alle 17:54

  6. M2

    Hey Cinzia! Sto lentamente scrivendo un articolo sull’elezione di Obama, ma i commenti di Berlusconi mi hanno congelato l’ispirazione 😉
    Tra l’altro: a me non piace molto scrivere. Perchè tengo un blog allora? 😀

    7 novembre 2008 alle 19:32

  7. Ecco vedi… potresti scrivere un post sul “Perchè ho aperto un blog nonostante la mia innata avversione alla scrittura”…

    7 novembre 2008 alle 20:33

  8. M2

    Uhm… forse c’è qualcosa del genere tra i primissimi articoli del blog oppure nell’articolo iniziale sugli haiku. E’ che comunque non c’ho tanta voglia nel poco tempo libero che ho attualmente 😦

    12 novembre 2008 alle 18:03

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