il peggio che M2 potesse concepire

bolle

BOLLE

Bolla: s. f. AD
1 ciascuna delle piccole sferette piene d’aria che si producono in un liquido per la presenza di un gas o durante l’ebollizione | cavità sferoidale che si può formare per presenza d’aria in materiali solidi, spec. vetro e metalli | rigonfiamento sulla superficie di qcs.
2 vescica contenente talvolta siero che si forma sulla pelle a causa di lesioni, scottature, allergie e sim.
3 TS bot., accartocciamento della foglia che ne rende le lamine concave da un lato e convesse dall’altro | ⇒mal della bolla
4 TS tecn. ⇒livella a bolla
5 TS chim., parte di alcuni apparecchi chimici di forma tondeggiante, che serve spec. per farvi raffreddare sostanze o per far gorgogliare un gas in un liquido: b. di raffreddamento
6 TS industr., spec. negli zuccherifici, grosso evaporatore sotto vuoto usato per concentrare sciroppi, conserve e sim.
7 TS zool., nelle conchiglie perlifere, protuberanza dello strato madreperlaceo
8 TS tess., difetto rappresentato da un rigonfiamento nel tessuto

(Dizionario De Mauro) – http://www.demauroparavia.it/14901

Precedo la sveglia di almeno un quarto d’ora: resistere a letto è impossibile. Accendere il condizionatore? La volontà si esprime per cominciare la giornata. Mi alzo: dolore fisico e spossatezza, fiato mozzo. E’ la bolla di calore, “bolla termale” nell’ignoranza del giornalista del TG. Bolla di caldo, bolla di umidità, bolla di sudore, bolla di martellate sulle tempie. Il primo successo della giornata è raggiungere la cucina: l’aria calda respinge il corpo umano e resiste al suo avanzamento. Noto che il pavimento è caldo sotto i piedi nudi. Apro il frigorifero e benefiche bolle di frescura si avventano voluttuose su di me: la tentazione di morire per soffocamento chiuso dentro il frigorifero è forte, ma la volontà si esprime per la stentata sopravvivenza quotidiana. Godo il latte freddo col caffè, bolle di freddo lungo l’esofago e bolle di caffeina in circolo nel sangue. La bolla di sonno che imprigiona il mio cervello incomincia a fratturarsi, bolle di processi cognitivi iniziano a formarsi. Un’altra giornata comincia con tante bolle da far rotolare lungo l’erta dell’esistenza. Doccia e abluzioni: l’acqua esce dai rubinetti ad un’angosciante temperatura ambiente. Sprigiono bolle di disperazione mentre mi immergo in bolle d’acqua tiepida e docciaschiuma, bolle di shampoo, bolle di dentifricio e bolle di schiuma da barba. L’asciugacapelli è un congegno di raffinata tortura mentre spara bolle d’aria rovente sulla mia testa. Mentre la mia bolla cranica viene cotta a puntino, inizio a prepararmi spiritualmente per il prossimo atto di eroismo che mi attende: vestirsi ed uscire. Racchiudere il corpo già sudato in una bolla di abiti è una prospettiva orribile. Sapere che fuori mi attende la bolla di calore, quella vera, quella che attutita nel buio di casa mia mi sta già fiaccando, è un incubo che promette di realizzarsi tra poco nella sua sconcertante temperatura. Attingo a bolle di buona volontà ed ottimismo e compio il mio dovere. Pochi minuti dopo varco l’androne del palazzo e assorbo tutto il fresco possibile di quella penombra marmorea. Si varca il portone e la bolla colpisce immediatamente col suo guscio, che prima schiaffeggia e poi ingloba nel suo clima. Bolle di cervello liquefatto colano dalle orecchie, o almeno questa è la sensazione che sto provando, mentre il resto del corpo è già ricoperto di sudore. Saluto la signora del quarto piano che ritorna a casa con la spesa, bolle di saluti e cordialità mentre tengo aperto il portone per farla entrare. Mi dirigo alla prima tappa delle commissioni che mi toccano per oggi, bolle di impegni prefissati, bolle fiscali, bollette/piccole bolle da pagare, bolle da contribuente: iniziano a girarmi le bolle e sono fuori da appena cinque minuti. Una umanità si aggira per la città sfidando l’aria immobile e torrida, puntando tutti i riquadri d’ombra sotto balconi, alberi e palazzi. Persone anziane in bermuda e cappelli flosci si puntellano al bastone, bolle di vecchiaia e decadenza fisica, signore grasse trascinano figli o nipotini recalcitranti, sistemi binari con bolla gigante e bolla nana, ragazze abbronzate aspettano l’autobus per la spiaggia, bolle in numero di due e di ragguardevole abbondanza. Altra umanità inglobata in bolle di acciaio e plastica, scorre su bolle di gomma e gode dell’aria condizionata o della sensazione dell’aria in movimento. Trascino i passi, bolle di articolazioni che si snodano, e penso ai fatti miei. Finalmente anch’io sono una piccola bolla di incomunicabilità e isolamento sul suo percorso definito, bolla di studi sociali, bolla da alienamento cittadino. L’attesa in banca, al fresco, è un premio paragonabile ad una vittoria olimpica dell’antichità, quando gli atleti vittoriosi erano degni degli dei. Bolle di tempo si snocciolano lentamente, mentre la coda di piccole bolle di incomunicabilità si accorcia e il mio turno si avvicina. La piccola bolla che sono io finalmente verrà servita e potrà pompare un migliaio di bolle di ossigeno sul suo conto ormai cianotico per la lunga asfissia. Bolle di sopravvivenza, bolle di contabilità. Ogni bolla è costata mille bolle di sudore, di fatica, di sforzo. Ogni tanto ho colto una bolla di soddisfazione in quello che stavo facendo e, lo so io per primo, sono fortunato. Ma dopotutto chi non fatica, non suda, non si sforza? Idiota che sono, come ho potuto dubitare per un momento, per una sola bolla di tempo… Immediatamente si gonfiano due bolle tra i miei pensieri a degnamente rappresentare la quintessenza della sfericità eticamente vuota, della bollosità verbale, del rotolamento agonizzante del mio paese, dell’enfiagione più sprezzante di diametri, misurati in corruzione e conflitti d’interesse, delle mille bolle blu nel blu dipinto di blu: il Presidente del Consiglio e il capo dell’opposizione. Supreme bolle primarie attorno a cui orbita l’innumerevole folla delle onorevoli bollicine. Sicuramente, le due bolle di cui sopra, staranno al fresco in questo momento, ma non quello che desidererei io per la verità. Scaccio queste bolle moleste con grande fastidio mentre mi chiedo se ho diritto a richiudermi in una bolla di disprezzo e indignazione. Firmo le quietanze, saluto l’impiegato e mi dirigo verso l’uscita. La bolla al calor bianco mi attende fuori, ma ho già programmato una limitata contromisura: mi godrò una miriade di bolle di seltz e succo di limone, disseterò le bolle rinsecchite della lingua e delle fauci, ripianerò di un infinitesimo di ordine superiore le scorte liquide del mio corpo. Sono fuori: la bolla solare, un disco giallo dai contorni malati e indistinti nell’aria tremolante, è più alta ormai e la bolla di calore ruggisce afa come un gigantesco leone infuocato e prende a zampate la mia nuca. La sosta per la bevanda ristoratrice non è più rinviabile. Bolle di conio europeo passano dalla mia all’altrui mano e un bicchiere mai così gradito raggiunge le mie labbra. La lingua, orfana di salivazione da un paio d’ore, resuscita. Gorgoglia l’esofago festante, accogliendo bolle di liquido fresco. La bolla dello stomaco si dilata e gode a ondate ogni sorso. Tutto il corpo si esalta in gloria per un semplice bicchiere d’acqua, seltz, succo di limone e sale. Una bolla di catechesi si leva in perfetta solitudine e mi luccica proprio davanti agli occhi: “date da bere agli assetati”, ecco cosa voleva dire. Ripongo questa bolla nello scrigno più intimo, da cui poi, spero, potrò recuperarla quando ne avrò bisogno. Proseguo con gli altri impegni della mia mattinata che, per fortuna, mi riporteranno verso la mia bolla di residenza. Penso a Kelvin, Carnot e ad altri: se questo calore, questo flusso di calore, questo maledetto q-punto, de-q-col trattino, delta q e via dicendo lo avessero sperimentato davvero, non credo proprio che avrebbero avuto voglia di studiarlo. In un sussulto oscurantista l’avrebbero aborrito come manifestazione demoniaca e l’umanità non avrebbe progredito scientificamente per diversi secoli. Ma forse Carnot, in Egitto, il calore l’avrà pure sofferto. Rilevo di non sapere se i suoi studi sul “termico” precedano o seguano la spedizione di Napoleone in Egitto. La mia bolla di cultura viene crepata inesorabilmente e mi ripropongo di controllare sull’enciclopedia, quando sarò a casa. Sono un vero saputello, mi serviva una lezione.

Bolle di ottimismo mi pervadono, più precisamente bolle di autoillusione: la ricetta per una vita felice.

Ho scritto questo racconto, incompiuto, la scorsa estate tra agosto e settembre. Privarmi del pubblico ludibrio non mi si addice, quindi eccolo qua.

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8 Risposte

  1. Anonimo del Sublime

    i capoversi… M2, i capoversi!! ^__-
    voto: 9=

    22 luglio 2008 alle 14:14

  2. M2

    Sublime, perchè non illustri meglio la tua critica: non l’ho capita. Grazie per il voto… ma ti è piaciuto veramente?

    22 luglio 2008 alle 20:06

  3. Anonimo del Sublime

    escludendo la definizione di “bolla” e il finale, sono 103 righe di racconto senza nemmeno un capoverso, ossia un fiume di parole in cui non concedi stacchi al lettore.imho un limite, considerato anche che spazi fra vari argomenti e momenti temporali.
    Piaciuto assai, qualche caduta di stile qua e là, una certa discontinuità, colore chiaro, gusto pulito: è Glen Grant!! ^__^

    23 luglio 2008 alle 14:30

  4. M2

    Uhm… sono aspetti che non ho minimamente valutato…
    In ogni caso preferisco Lagavulin, Aberlour ed Isle of Jura (senza ordine di preferenza), tutti rigorosamente scotch single malt 🙂

    25 luglio 2008 alle 13:12

  5. provoletta

    @Anonimo: sono d’accordo, la lettura non è x niente scorrevole, ma M2 è un genio (incompreso?) quindi passa in secondo piano 🙂

    @M2: da oggi sono in ferie!!!! ripasserò qui a commentare in giro 😀

    26 luglio 2008 alle 9:44

  6. M2

    provoletta: ammesso che io sia un genio, sarei incompreso sicuramente almeno da me stesso e scrivere di ferie in questo momento è uno sgarro che mi stai facendo ;P

    27 luglio 2008 alle 9:53

  7. provoletta

    @M2: ormai le vacanze sono finite, sia le mie che le tue, direi che lo sgarro è superato ;P

    8 settembre 2008 alle 22:39

  8. M2

    Guarda che io segno tutto, per future rappresaglie.

    9 settembre 2008 alle 12:07

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