il peggio che M2 potesse concepire

l’intuizione di Janos Boka

«La mattina dopo, nell’aula della quarta ginnasiale, il professor Racz salì sulla pedana della cattedra con passo lento, pesante, davanti ai ragazzi che sedevano taciturni nei loro banchi. In tono commosso, prima di iniziare la lezione di latino, pronunciò un breve discorso in affettuosa memoria dello studente Erno Nemecsek, così mite e buono, così sventurato, e invitò i ragazzi a trovarsi l’indomani, alle tre del pomeriggio, davanti alla casa di via Rakos, possibilmente vestiti di scuro, per accompagnare al cimitero il compagno scomparso.

Boka teneva gli occhi fissi sul piano del banco davanti a sè. Per la prima volta, nella sua pura anima di ragazzo, vagamente intuiva la realtà cruda della vita umana che costringe ogni uomo a lottare sempre, ogni giorno, ininterrottamente. Talvolta in serenità, ma sovente con tristezza profonda.»

(Ferenc Molnàr, A Pàl utcai fiuk – I ragazzi della Via Pal)

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