Archivio per Maggio 2008

27
Mag
08

nonna Abelarda

Fase Lunare: luna calante

Un paio di mesi fa ho risposto ad una chiamata al cellulare da parte di un numero sconosciuto e l’interlocutore era una vecchietta dall’accento alquanto forestiero (tra l’ostrogoto e il cimbro) che cercava un/a certo/a “Daaaniii”. In questi casi cerco di essere il più gentile possibile e ho spiegato alla cortese vecchietta che aveva sbagliato numero, che no non si preoccupasse di aver disturbato, che non c’era alcun problema e quindi la salutai cordialmente. Due minuti dopo, stessa chiamata e molto imbarazzo da parte mia, ma sopratutto per la vecchietta evidentemente dispiaciuta per il disturbo che (secondo lei) mi stava arrecando e, sono sicuro, per quella tristezza che prende sempre una persona anziana quando sbaglia qualcosa a causa dell’età. E’ questa una delle cose che mi intristiscono di più quando contemplo il decadimento che accompagna la vecchiaia. Ad ogni modo, decisi di memorizzare il numero della buona vecchietta come “nonna Abelarda” per sapere quando era lei a chiamare. Un paio d’ore dopo arrivò la terza telefonata con uno squillante “Daaaniii” e il successivo scambio di scuse imbarazzate, e affettata cordialità con la nonnetta. L’altro ieri, dopo un bel pò di tempo da quel giorno, il mio cellulare ha squillato, ed era nonna Abelarda per l’appunto, ma stavolta non ho risposto o ho rifiutato la chiamata.

Dani: parliamoci chiaro, non so chi sei, ma vorrei sapere se non ti fai mai trovare, se non chiami mai o se tua nonna è una rompiscatole da competizione… Io però mi immagino nonna Abelarda come una dolce vecchina, che chiama per informarsi e sapere se cenerai a casa, se hai messo la maglia di lana, se andrai a trovarla nel fine settimana o se hai pagato la sua bolletta del gas alla posta. Quindi caro/a Dani: chiama tua nonna più spesso, razza di nipote ingrato/a che non sei altro!

23
Mag
08

Wasting my time

14
Mag
08

haiku I

L’haiku è un poema breve della tradizione nipponica costituito da tre versi di cinque, sette e cinque sillabe. Storicamente l’haiku nasce nel Giappone del XVII secolo, come riduzione di un altro poema in versi sillabici, il tanka, di origine molto più antica. Quest’ultimo risultava formato da tre versi di cinque, sette, cinque, sette e sette sillabe. L’ultimo verso dell’haiku, secondo la norma non sempre rispettata, è detto kigo e costituisce un riferimento alla stagione in cui esso è ambientato.

Per me, l’haiku, rappresenta una sfida dal momento che la sua costruzione impone un totale rigore formale nella scansione sillabica e una notevole sintesi di pensiero. Spero di raccogliere la sfida dignitosamente.

con una rete
imprigiono parole:
compongo haiku.

10
Mag
08

pubblicità birra: ad libitum

08
Mag
08

Wakan Tanka, onshimala ye

Indians-Shooting-Bows-Arrows«… presso tutti i popoli arcaici, non ha senso l’attività quotidiana di produzione-riproduzione della vita, così come noi occidentali la concepiamo. Per noi occidentali si tratta di un faticoso lavoro svolto alla conservazione del nostro benessere e all’ampliamento costante della nostra autonomia dalla base naturale; ci affatichiamo per produrre e conservare beni di consumo che ci consentono la diminuzione della fatica fisica, l’esaudimento di tutte le nostre voglie ecc., e paghiamo questa prospettiva di distacco dalle cooordinate della natura con un tasso crescente di disagio, di inquinamento, di insoddisfazione…» (Bernard Dubant, La tradizione Sioux)




Frase del momento:

«Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l'assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all'ufficio competente, che sta creando.»
(Ennio Flaiano)

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